Clay or All… questo è il dilemma

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In questo articolo vi racconterò la storia di ciò che letteralmente tiene in piedi il tennis.
Parlando di tennis, solitamente le prime immagini che ci arrivano sono la racchetta, la pallina gialla, la rete, campi in terra rossa… mentre invece, uno degli aspetti e oggetti altrettanto importanti, che tante volte non riceve l’importanza che merita sono le scarpe. Un bravo tennista le sceglie valutandole in base a propri bisogni rapportati con il campo da gioco di utilizzo.

Sono principalmente due le varianti, scarpe con suola Clay o All court, come si intende la differenza principale è la tipologia di suola che viene adattata al tipo di terreno di gioco.
Un esempio lampante di diverse esigenze, sono Roger Federer e Rafael Nadal, c’è un enorme differenza tra tomaia, suola, intersuola nelle scarpe dei due campioni, a testimoniare quanta differenza di carico ci sia tra i due. Leggiadria contro potenza.

Ma come siamo arrivati a poter scegliere una serie di modelli così specifici e personalizzati? 
Per più di mezzo secolo i campi vengono calpestati con le famose “Plimsoll Shoe” scarpe in tela che fanno da preludio all’invenzione di Charles Goodyear, sviluppatore della gomma vulcanizzata. Tutte le maggiori aziende di produzione iniziano a seguire il modello Goodyear e si arriva agli inizi del 1900 con le famose Keds: le prime vere scarpe da tennis prodotte dalla compagnia statunitense Rubber Company. Poco dopo arrivano le altrettante famose Converse, mentre per ciò che ora è diventato un brand conosciuto anche tra i più giovani, anche se non per la loro storia, bisogna aspettare gli anni ’30 con Adidas.
Negli anni ’70 Adidas si rivolse a Stan Smith per fare da testimonial alle Haillet, predecessore delle famose “Stan Smith” che tuttora anche gli estranei al mondo del tennis portano ai piedi. Grazie ai successi del giocatore di Wimbledon e Flushing Meadows a cavallo tra il 1971 e il 1972 il marchio Stan Smith finisce per soppiantare Haillet, diventando il modello di punta della linea tennistica. Mentre la scarpa prende forma, lo statunitense consiglia di apporre una piccola modifica: introdurre una protezione al tallone in modo da migliorare il comfort (la linguetta verde, per intenderci).
Questa nuova tipologia di scarpa si adatta sia sulla terra che sul cemento con la stessa facilità, così anche Nike e Puma iniziano a rivoluzionare il proprio modo di fare le scarpe. La Nike cresce di popolarità grazie a John McEnroe e alla nascita delle “Air Trainer 1” che Mac comincia ad usare sin da subito. Il divenire lo conosciamo tutti.
Si è arrivati alla personalizzazione, a materiali incredibili e a performance impensabili. E pensare che circa quarant’anni fa indossare una scarpa era quanto più di normale potesse esserci.